Questo il contenuto dell’ordinanza n. 7743 dell’ 8 aprile 2020, con cui la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla possibilità o meno, per i nipoti, di essere risarciti, iure proprio, del danno subito a causa della morte dei propri nonni, con specifico riguardo al caso in cui la loro morte sia avvenuta in conseguenza di un’ipotesi di responsabilità medica.
La questione traeva origine dalla vicenda che vedeva come protagonisti alcuni nipoti, i quali, dopo aver perso la propria nonna in seguito ad un intervento chirurgico che le aveva causato una perforazione intestinale, avevano citato in giudizio l’Azienda Sanitaria in cui aveva avuto luogo detto intervento, al fine di sentir accertare la responsabilità dei medici che si erano occupati della donna e di ottenere la condanna dell’Azienda Sanitaria al risarcimento del danno, sia iure proprio, sia come eredi della defunta.
Con tale decisione la Cassazione ha, dunque, chiarito che il nipote ha diritto ad essere risarcito per la perdita del nonno, anche se non convivente con il medesimo, una volta provate l’effettività e la consistenza del vincolo parentale esistente.
Il rapporto di convivenza, quindi, non deve essere più ritenuto un requisito indispensabile per l’esistenza del danno parentale, ma può costituire un elemento probatorio utile, insieme ad altri, a dimostrare l’ampiezza e l’intensità del vincolo affettivo che è stato leso, e conseguentemente a determinare l’entità del danno che deve essere risarcito.

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge 25 marzo 2020, n. 19 contenete le misure urgenti adottate dal governo per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da CODIVID-19.

Il mancato rispetto delle norme di contenimento di cui all’articolo 1, viene da oggi punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma che va da euro 400 ad euro 3.000. Non si applicano più, invece, le sanzioni contravvenzionali originariamente previste dall’art. 650 del Codice Penale.

Qualora le violazioni siano commesse tramite l’uso di veicoli, la sanzione amministrativa potrà essere aumentata fino a un terzo. Non è invece prevista la confisca del veicolo.

In caso di reiterata violazione della medesima disposizione, inoltre, la sanzione amministrativa sarà raddoppiata e quella accessoria applicata nella misura massima.

Con queste disposizioni vengono, quindi, sostituite le violazioni penali con sanzioni amministrative.

Si sottolinea che ciò vale anche per le violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto, ma in questi casi la sanzione amministrativa sarà applicata nella misura minima e ridotta alla metà.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24165/2019, riportandosi a quanto disposto dalla pronuncia n. 40256/2018 delle Sezioni Unite, ha ribadito come a seguito della depenalizzazione realizzata dal d.lgs. n. 7/2016, il falso in assegno circolare assegno non costituisce più un reato, ma solamente un illecito civile.

In merito a tale fattispecie, infatti, si erano pronunciate le Sezioni Unite della medesima Corte che, con la sentenza n. 40256/2018, avevano affermato che: “in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 del c.p. e della nuova formulazione dell’art. 491 del c.p. ad opera del d.lgs. 15 gennaio 2016 n. 7, la condotta di falsificazionedell’ assegno bancario avente clausola di non trasferibilità non rientra più tra quelle soggette a sanzione penale ed integra un illecito civile, mentre permane la rilevanza penale dei falsi in titoli di credito trasmissibili per girata”.

Secondo le Sezioni Unite infatti, la ratio sottesa all’ art. 491 del c.p. “è strettamente connessa al maggior pericolo di falsificazione insito nel regime di circolazione dei titoli trasmissibili in proprietà mediante girata, trattandosi di un meccanismo circolatorio particolarmente esposto per le sue caratteristiche a condotte insidiose ed idonee a pregiudicare l’affidamento di una pluralità di soggetti sulla correttezza degli elementi indicati neltitolo”.

Poichè gli assegni circolari sono, di regola, non trasferibili, la non trasferibilità dell’assegno, lo immobilizza in capo al beneficiario, facendo venir meno il requisito della maggiore esposizione a pericolo della falsificazione che giustifica la più rigorosa tutela penale.

Ne consegue la tarsformazione del reato di falso in assegno circolare in illecito civile, a cui applicare sanzioni pecuniarie punitive irrogate dal giudice civile che si aggiungono alla sanzione riparatoria del risarcimento del danno.

La Cassazione con ordinanza n. 1151/2020 ha dichiarato cessata la materia del contendere tra Equitalia e un contribuente poiché l’art 4 del decreto legge n. 119/2018 convertito dalla legge 136/2018 prevede che per i debiti erariali risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, di importo inferiore ai 1000 euro, comprensivi di capitale, interessi e sanzioni, sono da considerarsi automaticamente annullati.

Ha inoltre precisato che non è necessario il provvedimento di sgravio da parte dell’agente di riscossione. “Trattasi infatti di un atto meramente dichiarativo e assolutamente dovuto, la cui formalizzazione non è necessaria per il verificarsi dell’effetto sostanziale dell’estinzione del debito”.

Lo stralcio si applica ai debiti tributari (ad esempio ICI, tassa rifiuti e bollo auto) nonché alle multe stradali elevate dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

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