Il Giudice di Pace di Vigevano con la sentenza n. 275/19 ha accolto il ricorso di un conducente cui era stata notificata una multa per eccesso di velocità ex art. 142, co. 8, Codice della Strada. La velocità era stata rilevata da un apparecchio “Velocar” che, come è emerso in corso di causa, non era stato debitamente omologato, come dovrebbe essere secondo il regolamento di attuazione del Codice della Strada. In detto Regolamento si precisa che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti approva il singolo tipo di macchinario e la fabbrica costruttrice ha l’obbligo di costruire tutti gli apparecchi identici a quello approvato. Quindi, le apparecchiature devono essere sottoposte a procedure di omologazione, ovvero procedure più stringenti rispetto all’approvazione, volte all’accertamento della rispondenza dell’apparecchio alle prescrizioni del regolamento.

In conclusione, qualora vi sia l’approvazione, ma non l’omologazione dell’autovelox, la multa deve essere dichiarata illegittima.

Il Tribunale di Marsala nella sentenza n. 927/19, rilevata la gravissima menomazione neurologica subita dal neonato al momento della nascita a causa dell’errore dei sanitari, ha appurato come lo stesso necessiti in effetti di assistenza e cure specialistiche per tutta la durata della sua esistenza, stante la sua totale assenza di autonomia. I genitori, nel corso di causa hanno inoltre documentato parte delle spese sostenute per curare e assistere il minore, ad esempio per trasferte e visite, mentre il Tribunale ha valutato in via equitativa quelle che presumibilmente dovranno sostenersi in futuro a causa delle gravi lesioni subite dal minore. Nel compiere tale valutazione “Deve tenersi conto anche delle ulteriori necessità connesse alla assistenza continua del minore medesimo per l’intero arco della giornata, essendo (…) privo di ogni autonomia, da prestarsi a cura di personale qualificato, che, tenuto conto altresì dell’incidenza delle provvidenze accordate alla vittima dal sistema sanitario nazionale e regionale che andrebbero detratte dall’ammontare del risarcimento, inducono a reputare ammissibile il riconoscimento nella specie, a titolo risarcitorio, di un ulteriore importo mensile di euro 1.000 in favore del minore, rivalutabili annualmente in base agli indici Istat Foi.”

È responsabile l’ecografista che diagnostica una normalità morfologica quando, in realtà, gli strumenti a sua disposizione non gli consentono una visione del feto nella sua interezza, in quanto è preciso obbligo del medico informare la futura madre della possibilità di ricorrere a centri più specializzati.

Questo è quanto ha precisato la Corte di Cassazione in una recente sentenza (n. 30727/19) che ha tratto origine da un caso in cui i genitori avevano chiamato in causa l’ecografista che non aveva diagnosticato una malformazione al volto del figlio, in quanto al momento dell’ecografia il feto era girato e dunque non poteva essere visto in modo chiaro. In particolare, la Corte richiama la responsabilità del debitore qualificato, ai sensi dell’art. 1176, II co. C.c., deducendo che in caso di pazienti con sintomi aspecifici, il medico è obbligato a prendere in considerazione tutti i possibili significati, senza trascurarne nessuno, e a segnalare le alternative ipotesi diagnostiche. Pertanto, nel caso di specie, non avendo avuto la possibilità di considerare tutte le possibili patologie, non potendo esaminare il feto nella sua interezza, avrebbe dovuto informare la paziente della possibilità di ricorrere a centri con un più elevato livello di specializzazione.

In caso di errore medico che abbia determinato un danno, anche solo parzialmente invalidante, i parenti del danneggiato hanno diritto al risarcimento del danno derivante dal dolore per la menomazione del proprio caro, nonché dal peggioramento della qualità della vita conseguente alla necessità di prestare assistenza. A nulla rileva che l’assistenza sia prestata da una sola o più persone. Questo è quanto recentemente affermato dalla sentenza n. 28220/19 della Corte di Cassazione, che ha altresì precisato che la prova può essere desunta anche solo dalla gravità del danno, purché indicata nell’atto introduttivo del giudizio. E riprendendo un precedente del 2017, ha ribadito che “deve essere cercata anche d’ufficio, se la parte abbia dedotto e provato i fatti noti dai quali il giudice, sulla base di un ragionamento logico-deduttivo, può trarre le conseguenze per risalire al fatto ignorato“.

TORNA SU